Ragazzi siamo tornati!

Da oggi potete riprendere la lettura del blog perché ci sono aggiornamenti.








Fatti un viaggio con noi!!!

Eravamo ancora tutti euforici dopo il giro in Marocco quando Renato col suo fare sornione dichiara: " mi piacerebbe andare a Pekino, chi verrebbe con me? ". Sguardi interrogativi tra noi otto e Franco risponde " IO vengo! "

Angelo, Franco, Luigi, Marco, Renato


mercoledì 26 maggio 2010


26 maggio
Giornata concitata per la storia del documento, si cerca in qualche modo di ottenere la carta sfruttando le conoscenze di Patrizia e Nadia, mentre noi cerchiamo l'agenzia che potrebbe procurarcelo, ma il problema sembra insormontabile, per la burocrazia cinese ci vogliono dai tre ai quattro mesi e questo tempo non ce l'abbiamo. La fortuna vuole che nel nostro stesso hotel arrivano i motociclisti inglesi e parlando con la loro guida che precedentemente ci aveva proposto la soluzione parziale, ci fornisce il contatto con l'agenzia. Ci rispondono che per avere il lasciapassare per lo Xinjan ci vuole almeno una settimana e 2500$ a moto. Accettiamo non avendo alternative, così potremmo ritirare le moto dalla dogana. Impegniamo il resto della giornata facendo un giro per le viuzze commerciali della città vecchia, i negozietti infossati nelle case propongono articoli tipici locali intervallati da altri che cucinano montone, polli ad altre cibarie.

martedì 25 maggio 2010


25 maggio, frontiera Kirgikistan Cina
Nel frattempo si era presa la decisione (direi obbligata) di lasciare le moto alla dogana per poi proseguire con qualche mezzo verso Kasghar, la prima grossa città con aeroporto, per cercare un'agenzia che ci potesse fornire i documenti per le moto.
Alle otto ci presentiamo al posto di blocco militare kirghiso dove ci trattengono per tre ore, il tempo che occorreva per trovare chiusa la frontiera cinese, forse l'avranno fatto apposta? Incazzatissimi ci togliamo da quel posto di m.... Andiamo alla frontiera cinese e con tutta la pazienza possibile ci prepariamo ad aspettare la riapertura pomeridiana alle 16,30.
Visto che le moto devono restare lì qualche giorno ci viene in aiuto Riccardo che parlando al telefono con il doganiere in cinese riesce a trovare un ricovero decente per le moto. Depositati i mezzi, troviamo un pik-up che è disposto a portarci a Kasghar per 25 yuan. Duecentocinquanta km tra le montagne e arriviamo nei pressi della città, il nostro autista ci lascia in affidamento ad un tassista che ci porta in albergo per soggiornare alcuni giorni in attesa del documento.

lunedì 24 maggio 2010



24 maggio Passo Irkestam
La sveglia al mattino ci sorprende con due dita di neve sulle moto, il cielo non promette niente di buono, incominciamo a prepararci e quando abbiamo finito si apre un po'. Ci avviamo contenti ma anche con apprensione verso la frontiera cinese, sono solo poco più di settanta km e la strada seppur sterrata non presenta difficoltà. Prima di essere a metà strada l'ottimismo incomincia a calare insieme alla neve, nonostante gli incredibili panorami montani, la strada, ma forse non dovremmo neanche più chiamarla così si trasforma in un campo di battaglia invernale: le buche si fanno profonde e piene d'acqua mista neve e camion che passano con le ruote creano delle traccie per noi pericolose. Avanziamo pianissimo ma comunque si cade in continuazione, in un tratto per fare un paio di km impieghiamo un'ora, dopo ogni caduta, risollevata la moto dobbiamo riprendere fiato almeno 10 minuti data l'altitudine.
Stremati giungiamo al passo di Irkestam a 4200mt e lentamente incomincia la discesa, inizialmente ancora più pericolosa per alcuni tratti ghiacciati, quando ormai senza forze ed anche demoralizzati il terreno ricomincia a migliorare e verso il fondovalle l'incubo finisce. Arriviamo alla frontiera kirghisa che al contrario dell'ingresso ci fanno un sacco di controlli ma alla fine transitiamo verso la successiva tre km di strada asfaltata. Vi troviamo un gruppo di motociclisti, in gran parte inglesi, grandi saluti e scambio di impressioni sul percorso passato, fanno parte di un'organizzazione inglese che si occupa di viaggi in moto per il mondo ed hanno tutti BMW da fuoristrada, sono quasi senza bagagli e con un furgone in appoggio ( in più con l'esperienza acquisita precedentemente avevano montato le gomme tassellate ) nonostante questo tutti hanno avuto problemi e sono caduti.
Entriamo nella frontiera cinese, presentiamo i passaporti ed iniziano i problemi, quando li informiamo che siamo motorizzati e senza permessi per transitare con le moto cosa che lì non è possibile ottenere. La guida cinese degli inglesi ci propone di procurarceli per la sola regione dello xjingjan per la modica cifra di 2500$ per moto, naturalmente rifiutiamo convinti di poterla risolvere in un modo meno costoso e sopratutto con validità per tutto il territorio cinese. Prendiamo la decisione di tornare in Kirgikistan ma all'uscita ci bloccano perché la frontiera è chiusa e ci dicono di ritornare indietro che nel frattempo è stata chiusa.
Ora ci troviamo tra le due frontiere, nella terra di nessuno ( pensavamo ) ormai si fa buio e ci infiliamo in una stradina laterale verso la montagna per piantare la tenda. Dopo un paio di km troviamo un posto discreto e ci fermiamo, poco più in là oltre un recinzione di filo spinato vediamo un vitello imprigionato in una grossa matassa di fili di ferro, il poverino deve essere ore che tenta di liberarsi senza riuscirci e noi presa la pinza incominciamo a tagliare fili fino quando libero se ne va.
Soddisfatti della buona azione incomincio a montare la tenda mentre Renato si occupa di accendere un fuocherello per scaldarci e farci compagnia visto che non avevamo nulla da mettere sotto i denti.
La vita si fa dura e dopo la prova odierna, la notizia del permesso mancante, la tensione tra noi aumenta e si finisce per litigare. Renato si avvia a piedi a valle ed io finisco di montare la tenda. Dopo un po' non vedendolo ritornare con la moto lo raggiungo, lo trovo che discute con due militari kirghisi, uno armato di mitra, chiedo cosa succede e mi informa che dove siamo accampati è una zona militare nonché minata e dobbiamo andare via. Mi costringono a lasciare lì la moto e tornare tutti e quattro a prendere il resto. Ormai è buio, controllano minuziosamente tutti i bagagli e l'interno della tenda, finito ci fanno rimettere a posto le cose sparse qua e la, per ritornare alla loro base. Il graduato simpaticone ci dice di lasciare pure la tenda, sacco a pelo e materassino che serviranno a lui per andare a caccia sulle montagne e insieme si trattiene la pila a manovella la sigaretta elettronica di Renato. Speriamo che si accontenti! Acchiappo i bagagli e ci avviamo , giunti alla moto incomincio a caricarli, mentre Renato era già lì ad aspettarci, finito andiamo verso la caserma e alla barra di stop ci fermiamo e iniziamo una lunga discussione con il graduato che non ci lascia assolutamente andare perché siamo praticamente in arresto ma non ci porta in cella dove potremmo almeno dormire al coperto, dobbiamo stare lì fuori ad aspettare il mattino, incominciamo veramente ad incazzarci. Protestando Renato gli comunica che ha conoscenze importanti al ministero degli esteri e che farà scoppiare un caso diplomatico se non ci rilasciano. Poi il militare cazzone forse un po' intimorito da quanto detto telefonando a chissachì ci trova da dormire vicino alla dogana a qualche km, il posto un gruppo di baracche e catapecchie dove si soffermano i camionisti di passaggio, dicendoci di tornare il mattino successivo verso le otto.
Non mi soffermo sulla stanza che condividiamo con un terzo ospite, stremati dalle vicende della giornata ci buttiamo nella brande di questo specie di paradiso per dormire.

domenica 23 maggio 2010


23 maggio da quasi Sary Tash a Sary Tash
Sveglia alle sette, ripariamo la moto cambiando il regolatore, riparte, la prova ci rallegra perché sembra andare tutto bene. Carichiamo i bagagli un saluto ai nuovi amici e si riprede la strada per Sary Tash che per necessità avevamo abbandonato, dopo qualche km la strada incomincia a salire troviamo fango e pietre, spesso siamo costretti ad andare in prima e a fermarci per raffreddare i motori. La strada è molto battuta dai camionisti che fanno la spola tra il Kirghikistan e la Cina, di quelli che incrociamo pochi si spostano al nostro passaggio e dobbiamo fare molta attenzione a non scivolare sotto ad uno di loro. Con fatica si arriva al passo di 3600mt, il respiro è difficoltoso ma il tutto è compensato dalla vista delle magnifiche montagne intorno a noi. Incomincia a nevischiare e a fare freddo, ora si scende verso il paese il fondo stradale migliora non essendoci più fango, arrivati al paese, infreddoliti ci buttiamo nel primo posto che sembra offrire qualcosa di caldo, a dire il vero la scelta non è stata difficile perché era anche l'unico.
Ristorati da una tazza di nescafè con latte cerchiamo da dormire nei paraggi, la casupola con la scritta hotel ci fa dubitare che abbia qualche stella, entriamo nell'unica camera con cinque letti sfondati ma con una rudimentale stufetta elettrica e ciò ci basta. Il padrone ci rifila una ciotola di minestra calda a pranzo e un piatto di patate in padella la sera e buonanotte!

sabato 22 maggio 2010


22 maggio, villaggio verso Sary Tas
Ci si sveglia presto come si usa da queste parti, la signora ci prepara la colazione con the pane e alcuni biscotti, poi scarichiamo la moto dal camioncino, smontiamo il regolatore e la batteria, la prova con il tester conferma che il problema è proprio il regolatore cimito mentre l'acqua della batteria per questo motivo si prosciugata, probabilmente il fango e l'acqua hanno fatto il danno.
Sono quasi le dieci e Renato decide inseme al meccanico di tornare a Osh per cercare un'altra batteria nuova. Io resto faccio un po' di conoscenza con il resto della famiglia, sopratutto con il figlio minore di tredici anni Adlet che mi invita a fare un giro a cavallo nei dintorni. Lui parte con la bici ed io in groppa, poi molla la bici e sale dietro di me saliamo una collinetta, la giornata è soleggiata e si presenta piacevole, in cima si gode del paesaggio tra le montagne imbiancate. A pranzo con la moglie e il figlio degustiamo un piatto di pomodori e cetrioli sconditi, pane, qualche fetta di insaccati ed il solito the. Nel frattempo il tempo peggiora ed Adlet mi invita ad andare a pesca, acchiappa una sgangherata canna e ci avviamo al fiume, camminando noto che non ha niente come esca e gli chiedo cosa pensa di mettere all'amo, mi fa capire di aspettare. Arrivati al fiume raccoglie un sasso dall'acqua fruga dentro dei buchetti e tira fuori un paio di larve e le infilza nell'amo. Stiamo un paio di ore tra freddo e pioggia e non si prende niente, delusi e fradici torniamo a casa. Siamo intorno ai 2600mt di altitudine e la casa viene riscaldata con un stufetta/cucina che viene accesa solo per fare da mangiare e per me che non sono abituato fa un freddo becco, mentre loro non sembrano patire. Si dorme sul pavimento con una sorta trapunta sotto e una sopra, il bagno fuori attaccato alla stalla delle capre è un buco puzzolente nella terra, nell'aria si sente odore di ammoniaca misto a escrementi, lavarsi è quasi impossibile ed anche noi incominciamo a odorare di capra. Alle otto di sera ritorna la spedizione esausta, tra andare e ritornare si sono fatti 300km di sterrato, ma con la batteria nuova. Mangiamo un piatto di risotto, qualche parola gesticolando per fare passare il tempo e ci ritiriamo nella nostra fredda stanza.

venerdì 21 maggio 2010


21 maggio Osh quasi SaryTash
Colazione in clinica a base di ciotola di riso e latte ciai con burro e zucchero poi salutiamo infermiere, dottoresse e pazienti. Incominciamo percorrendo una strada sterrata, che sarebbe divertente se fossimo con le moto scariche attraversiamo alcune collinette con bei paesaggi, alla fine raggiungiamo la strada principale, per deviare verso la via che ci porta in Kirgikistan. Questa volta la dogana Uzbeka si prolunga con le procedure, anche perché in ingresso avevamo dichiarato una certa somma ed ora la disponibilità è maggiore, i doganieri non riuscivano a capire che nei giorni precedenti avevamo fatto diversi prelievi con la carta di credito. Nel frattempo un doganiere più curioso e sicuramente cafone come nessuno incomincia a pacioccare le moto ci sale sopra le avvia e alla fine fa cadere la mia senza una scusa, anzi ridendo. Comunque alla fine i doganieri stanchi di controllare e ricontrollare i resoconti bancari ci danno il consenso al transito. La frontiera Kirghisa dopo una registrazione veloce dei passaporti e saluti cordiali passiamo spediti. Si prende la via delle montagne in una strada asfaltata e curve ampie ed in poco tempo arriviamo ad un passo sui 2800 m, la temperatura è fresca e piacevole. Verso la fine della discesa incomincia a piovere ci fermiamo in un paese dove c'è il bivio per SaryTash, beviamo un caffè dei loro e si riparte, la strada incomincia a salire e si trasforma nel solito sterrato tutte buche e ci aspettano ancora centosessanta km di saltellamenti però tra monti e gole piacevoli. Dopo un centinaio di km Renato m avverte che probabilmente il generatore ha ceduto e la batteria si sta scaricando io gli dico di proseguire che poi vedremo il da farsi sperando di arrivare alla meta, ma dopo mezz'ora non lo vedo negli specchietti e torno indietro. Lo raggiungo e lo vedo fermo con la moto che non da segni di vita. Visto che non siamo lontani mi dirigo alla cittadina per chiedere soccorso ma dopo pochi km vedo un paesino e lì mi dirigo per cercare un meccanico, incredibile lo trovo e lo convinco ad andare a recuperare moto e Renato con il suo camioncino per riportarlo nella sua “officina”. Partiamo sotto la pioggia e quando arriviamo lui era già lì che acceso un fuocherello presso una casupola abbandonata. Carichiamo la moto e facciamo ritorno al paese, arrivati lasciamo la moto sul camioncino, entriamo in casa e la moglie gentilissima ci offre un pasto caldo e da dormire.

giovedì 20 maggio 2010


20 maggio
Partenza con calma, per trovare la strada di uscita dalla capitale si gira un po' poi si prende la via giusta: solita stradona a quattro corsie che si snoda nella pianura verdeggiante. Sbagliamo strada dopo un centinaio di km e finiamo in una vallata dove scorre calmo un fiume in letto molto ampio con isolotti dove pascolano cavalli e bovini, uno scorcio piacevole e suggestivo. Ma poco dopo ci ritroviamo in una grande miniera con ciminiere che emettono fumi particolarmente inquinanti rendendo l'aria irrespirabile, vicino montagne enormi di scarti rendendo il paesaggio lunare, benvenuti a Kokand!
Strada facendo passiamo delle montagne e valichiamo il passo Kamchik 2267m, a fianco sulla destra c'è il Tagikistan, per poi scendere gradatamente nella valle di Fergana molto coltivata con cereali ed alberi da frutto. Nel tragitto ci fermiamo per comperare della carne e verdure varie prevedendo di fermarci la sera in qualche posto con la tenda, la ricerca per il luogo si protrae più del previsto ed incombe la sera, alcune ragazzine ci indicano un albergo nelle vicinanze dove chiediamo se possiamo campeggiare visto che intorno c'è spazio a volontà, la riposta ammesso che hanno capito la domanda è no. Non ci resta che dormire lì, ma hanno delle difficoltà e non riusciamo a capire il perchè. Dopo molte insistenze Renato riesce a convincerli ed entrando scopriamo il motivo per cui non ci volevano: è una clinica medica o qualcosa di simile. Con le vettovaglie acquistate il nostro cuoco preferito si mette all'opera e prepara due belle bistecche con osso alla piastra e due piatti di verdura mista che sbafiamo con avidità. Prima di cena mentre ero ancora in camera e Renato giù in cucina è passata la dottoressa, donnone tipo sumo con denti d'oro, a vedere i nuovi pazienti così visto che teneva in mano lo strumento per misurare la pressione ne ho approfittato, meno male che era a posto così la dottoressa è andata via, contenta di avere esercitato la professione.
Ps.: poi ho pensato che ero stato fortunato, se avesse avuto un clistere?